I trapper cresciuti nei forum troll dei 2000 raccontano quartieri che non frequentano, gang che non esistono, soldi che non hanno mai visto; allarmando i boomer per niente. Dell'hip hop hanno preso solo l'autotune e l'estetica. Solo l'ossessione per i brand: spariti il conflitto sociale, la rabbia politica, la strada vera, la fame culturale.
L'indie nazionale, invece, sembra il diario emotivo di una generazione che prova nostalgia per epoche che non ha mai vissuto: relazioni tiepide, malinconie prefabbricate, provincialismo sentimentale venduto come profondità. Nessun rischio, nessuna visione, nessuna ferita reale.
Gli intellettuali dell'elettronica fanno due arpeggi in sidechain, chiudono gli occhi, inclinano la testa di 15 gradi e simulano trascendenza spirituale davanti a persone che scambiano la noia per introspezione.
La critica musicale è morta. La stampa culturale pure. Ma soprattutto sono scomparse le persone capaci di discutere davvero di arte, politica e cultura senza trasformare ogni conversazione in opinionismo randomico, slogan social o analfabetismo funzionale travestito da autenticità. Nessuno approfondisce più niente: si reagisce, si tifa, si rosica, si sentenzia. Tutti si offendono alla prima critica, senza nemmeno comprenderla.
"Quando un paese perde la capacità di elaborare criticamente la propria cultura, si rompe il meccanismo stesso del progresso artistico."
E quando un paese perde la capacità di elaborare criticamente la propria cultura, si rompe il meccanismo stesso del progresso artistico. Perché l'arte cresce nello scontro, nel dibattito, nella ricerca, nella critica feroce e nella visione. Non nell'approvazione continua di qualunque cosa generi engagement.
Nel frattempo le major, in pieno declino creativo, distribuiscono contratti ridicoli ad artisti senza struttura né coscienza professionale o politica, che festeggiano il proprio deal su Instagram come servi medievali invitati a tavola dal feudatario.
E così l'Italia viene sommersa da musica irrilevante: canzoni scritte da persone che vogliono diventare famose prima ancora di avere qualcosa da dire.
La tragedia vera è che le nuove generazioni stanno crescendo senza alternative. Senza ribelli. Senza maestri. Senza sottoculture vere. Solo personaggi, engagement e simulazioni di successo.
«Solo personaggi, engagement e simulazioni di successo.»
